Lidia Dot Me | Marguerite
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Marguerite

La più vaga possibilità che io abbia una seppur minima dote nel coltivare piante o fiori se n’è andata durante quello che possiamo definire il Periodo del Basilisco.
Durante i miei anni da studentessa fuorisede a Venezia ho posseduto almeno 4 piante di basilico. La prima di queste (Basilisco I) è morta per incuria, abbandonata alla sua sete sul davanzale della camera da letto per dimenticanza della sottoscritta. La seconda, la terza e la quarta invece sono accumunate da una destinazione destino comune: il canale.

La mia ultima minuscola e graziosa camera veneziana era infatti dotata di finestra che dava su un piccolo canale con tanto di gondole che passavano sotto casa (e gondolieri sbircioni). Ecco, nel suddetto riposano, spero in pace, i poveri Basilisco II, III, IV, morti per defenestramento del lunedì mattina. [Dicesi “defenestramento del lunedi mattina” il gesto dell’aprire gli scuri di casa totalmente incurante di aver riposto sul davanzale esterno qualsivoglia oggetto, il quale precipita di sotto inesorabilmente].

Mi piace pensare che si siano adattati al nuovo ecosistema subacqueo, sviluppando una sorta di mutazione, che conquistino la rete idrica di Venezia e la salvino dalla sua nefasta sorte Marguerite invece no. Lei, regalatami da due cari amici in visita a Parigi, ha vissuto giorni felici sulla mia scrivania. Tra cancellature di gomma, sbuffi e ruggiti della ventola del mio computer messo a dura prova da lunghe sessioni di lavoro, e microscaglie di cioccolata, biscotti e pasta didò. Lei, lo so, ha vissuto felice. [sto già parlando al passato, ebbene si] Idratata con la costanza della brava donna di casa, tavolta con la stessa Evian della mia bottiglietta [per la pigrizia di dovermi alzare dalla sedia e prendere l’acqua del rubinetto, per onor di cronaca].

Marguerite, prima del suo nome, dopo diversi (4) mesi di permanenza in mia compagnia, tuttora vive. Cioè, non proprio. La canicule di un paio di settimane fa, che stava per fare secca anche me, l’ha mandata nel paradiso delle pianticelle, ma lei, incartapecorita come una elegantissima vecchietta parigina non ha afflosciato le sue membra e fiera continua a farmi compagnia sulla scrivania con la sua bellezza ieratica e grigia. 

Eccola quindi immortalata nel suo tetro splendore.


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Giuro. E’ splendida. Sarà stata l’Evian.

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